La testimonianza di Jessica come volontaria ESC presso Tempo per l’infanzia a Milano

A volte le decisioni migliori iniziano con l’incertezza. Dire “sì” a questa opportunità è stata una delle decisioni più belle che abbia mai preso…

Quando sono arrivata a Milano sette mesi fa, tutto era nuovo. Un nuovo paese, una nuova lingua, una nuova città e una routine completamente diversa. Ricordo di essere stata emozionata, ma anche nervosa. Lasciare la mia famiglia, i miei amici e tutto ciò che mi era familiare non è stato facile, ma sapevo che, se volevo crescere, dovevo uscire dalla mia zona di comfort.

Guardando indietro adesso, mi rendo conto che questa esperienza è stata molto più che volontariato. Ha significato imparare ad adattarmi, accogliere l’incertezza e scoprire che sentirsi a disagio è spesso il primo passo verso la crescita personale.

A Tempo per il Barrio ho trovato molto più di un posto in cui fare volontariato. Ho trovato una comunità. Fin dai primi giorni, gli educatori mi hanno accolta con gentilezza e pazienza, facendomi sentire parte del team. A poco a poco ho preso fiducia, ho costruito relazioni con i giovani e ho iniziato a contribuire non solo supportando le attività quotidiane, ma anche creando miei progetti e mie idee.

Uno dei momenti di cui vado più fiera è stato progettare e guidare il mio progetto personale, Beyond Valentine’s: Celebrating Love in Every Form. Vedere un’idea nata sulla carta diventare un’attività concreta, e poi una parte permanente del centro, mi ha ricordato che anche le piccole iniziative possono lasciare un impatto significativo.

Naturalmente, questo percorso non è stato sempre facile. Comunicare in lingue diverse, adattarmi a un’altra cultura e trovare il mio posto in un nuovo ambiente ha richiesto pazienza e resilienza. Ci sono stati momenti in cui mi mancava casa, in cui mi mettevo in dubbio e in cui tutto sembrava sconosciuto. Ma quei momenti mi hanno anche insegnato a fidarmi di più di me stessa, a essere flessibile e ad apprezzare la bellezza di modi diversi di vivere e di pensare.

Lavorare con bambini e ragazzi è stato uno dei doni più grandi di questa esperienza. Mi hanno ricordato ogni giorno che le connessioni autentiche si costruiscono con gesti semplici: ascoltare, ridere insieme, mostrare interesse ed esserci. Mi hanno insegnato che non serve parlare perfettamente la stessa lingua per far sentire qualcuno visto e valorizzato.

Vivere in un altro paese ha anche cambiato il modo in cui guardo il mondo. Mi ha resa più aperta, più indipendente e più consapevole della ricchezza che la diversità culturale porta con sé. Ogni persona che ho incontrato, ogni conversazione che ho avuto e ogni sfida che ho affrontato sono diventate parte del mio percorso di apprendimento.

Ora che questa esperienza volge al termine, lascio l’Italia con molto più dei semplici ricordi. Lascio l’Italia con amicizie, nuove prospettive, maggiore fiducia e una convinzione più forte nell’importanza della comunità, dell’empatia e dell’educazione non formale.

Quando ripenso a questi sette mesi, non penso subito ai luoghi che ho visitato o alla città in cui ho vissuto. Penso alle persone. Alle conversazioni dopo le giornate lunghe, alle risate condivise durante le attività, alle sfide affrontate insieme e ai piccoli momenti quotidiani che a poco a poco sono diventati ricordi indimenticabili. Mi hanno ricordato che ciò che rende davvero speciale un luogo non sono gli edifici o le strade, ma le persone che ti fanno sentire accolta.

Sono arrivata sperando di dare un contributo positivo. Me ne vado sapendo che questo posto ha cambiato me tanto quanto spero di aver contribuito io a lui.

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